Hai osservato come in genere non vivi la vita, ma la trascini in attesa d'un "dopo", in cui dovrebbe arrivare il "bello"?
Il fatto è che un "dopo-bello" deve arrivare, ma non è quello ch tu ti aspetti. Un istnto divino ti prta ad attendere qualcuno o qucosa ce possa soddisfarti. E pensi magari al giorno di festa, o al tempo libero, o ad un incontro particolare...Ma passati questi, non resti soddisfatto, almeno pienamente. E riprendi il tran tran d'una esistenza non vissuta con convinzione, sempre in attesa.
La verità è che, tra gli elementi che compongono anche la tua vita, ve n'è uno da cui nessuno può scappare; è l'incontro a tu per tu col Signore che viene. Questo è il "bello" al quale inconsciamente tendi, perchè sei fatto per la felicità. E la piena felicit può dartela solo Lui.
E Gesù, conoscendo quanto d iosiamo ciechi nella riceca di essa, ecco che ci ammonisce:
"Vegliate, perchè non sapete in quale giorno
il Signore vostro verrà."
Vegliate. State attenti. State svegli. Perchè di molte cose non sei sicuro al mondo, ma di una certamente non puoi avere dubbi: che un giorno devi morire. E questo per il cristiano significan presentarsi davanti a Cristo che viene.
Può esser che anche tu sia come i più che dimenticano la morte voutamente, di proposito. Hai paura di que momento e vivi come se non esistesse. Dici con la tua vita terrena, col radicarti sempre più in essa: la morte mi fa tremare, quindi non c'è. Invece quel momento verrà. Perchè Cristo viene certamente.
"Vegliate, perchè non sapete in quale giorno
il Signore verrà."
Con queste parole Gesù intnde la sua venuta all'ultimo giorno. Come è salito al Cielo fra gli apostoli, così tornerà. Ma queste parole vogliono dire anche la venuta del Signore alla fine della vita di ogni uomo. Del resto, quando l'uomo muore, per lui il mondo è finito. E giacchè no sai se Cristo viene oggi, stasera, domani, o fra un anno o più, devi vigilare. Proprio come quelli che stanno svegli perchè sanno che i ladri verranno a svaligiare la loro casa, ma non ne conoscono l'ora.
E, se Gesù viene, vuol dire che questa vita è passeggera. E s è tale, anzichè svalutarla, devi dare ad essa la massima importanza. Devi prepararti per quell'incontro con una vita degna. (...)
"Vegliate, perchè non sapete in quale giorno
il Signore verrà."
Certamente occorre che anche tu vigili. La tua vita non è solo un pacifico susseguirsi di atti. E' pure una lotta. E le tentazionipiù varie, come quelle sessuali, quelle della vanità, dell'attaccamento al denaro, della violenza, sono i tuoi primi nemici. Se vigili sempre, non ti lascerai prendere di sorpresa.
Ma vigila bene chi ama. E' dell'amore vigilare. Quando si ama una persona, il cuore vigila sempre attendendola, e ogni minuto che passa senza di lei è in funzione di lei. Così fa una sposa amorosa quando fatica, o prepara quantpuò servire al suo sposo assente: fa ogni cosa in vista di lui. E quando arriva, nel suo saluto esultante c'è tutto il gioiosolavoro della giornata.
Così fa una mamma, quando prende un piccolo riposo durante l'assistenza del suo ragazzo ammalato. Dorme,ma il suo cuore veglia.
Così agisce che ama Gesù. Fa tutto in funzione di Lui, cheincontra nelle semplici manifestanzioni della sua volontà in ogni attimo, e incontrerà solennemente nel giorno in cui verrà.
E' il 3 novembre 1974. Si conclude a Santa Maria, nel sud del Brasile, un incontro spirituale di 250 giovani, di cui la maggior parte della città di Pelotas. Il primo pullman, con 45 persone, parte: tanti canti, tanta gioia, tanto amore a Gesù. Ad un certo punto del viaggio alcune ragazze dicono insieme il rosario coi misteri dolorosi e chiedono alla Madonna la fedeltà a Dio, fino alla morte.
In una curva, per un guasto meccanico, il pullman precipita in un burrone d'una conquantina di metri, capovolgendosi tre volte. Muoiono sei ragazze.
Una sopravvissuta dice: " Ho visto la morte da vicino, però non ho avuto paura, perchè Dio era lì." Un'altra: " Quando mi sono accorta che potevo muovermi, in mezzo ai rottami, ho guardato il ielo stellato e, inginocchiata fra i corpi delle mi compagne, ho pregato. Dio era lì accanto a noi... ." Il babo di Carmen Regina, una delle vittime, ha raccontato che spesso la figlia ripeteva: "E' bello morire, papà, si va a stare insieme a Gesù".
"Vegliate, perchè non sapete in quale giorno
il Signore verrà."
Le giovani di Pelotas, perchè amavano, vigilavano, e quando è venuto il Signore gli sono andate incontro con gioia.
Chiara Lubich
C' è una poesia di Montale che dice tutto ciò che si può dire degli oggetti che salvano nella memoria un affetto, un legame, una vita irrimediabilmente perduti. Si intitola «A Liuba che parte» e racconta di una ragazza che nel momento concitato in cui è costretta a fuggire dalle persecuzioni naziste decide di portare con sé una gabbietta con dentro il suo gatto. Forse avrebbe potuto scegliere mille altre cose care, ma ha scelto proprio quella. La parola «gatto» rima con la parola che chiude la poesia: «riscatto». Quella gabbia strappata ai «ciechi tempi» della storia sarà l' estremo testimone superstite di quel che fu una casa, una famiglia, un focolare di affetti, di piaceri e dispiaceri, di amori, di noia, di dolori, insomma di ciò che in genere si chiama quotidianità, cioè la vita. È il potere miracoloso di un oggetto capace di acquistare valore di simbolo o di sineddoche, come direbbero i linguisti, di parte per il tutto. Un tutto che non c' è più e mai più ci sarà, ma che quella Cosa (con la maiuscola), spesso in sé povera e insignificante, ha la forza dolorosa e insieme liberatoria di evocare. Che cosa sono i pochi oggetti che emergono solitari dalle macerie di sassi terra pulviscolo grigio se non l' ultimo segno a cui aggrapparsi per ricordare una vita perduta? Magra consolazione per chi resta, si dirà. Oggi forse sì, nel marasma della tragedia. Ma domani, quando la cupa nostalgia finirà per occupare il tempo demente che procederà nonostante tutto? Solo allora quella testa bionda di bambola, rovesciata tra i mattoni forati, troverà, come il gatto di Liuba, la forza di rievocare le mani di una bambina, il tappeto su cui quella bambina giocava, la cameretta in cui dormiva, la casa in cui viveva con i suoi genitori. C' è un tappeto, una cameretta, una casa, la mano di un bambino o di una bambina anche in quel videogioco di Winnie Pooh, l' orsetto sciocco e goloso di Disney, che fa capolino tra assi divelte e scaglie di cemento armato. E anche nel biliardino spezzato. E certo, quando un oggetto ci ricorda che lì nei pressi c' era la gioia incosciente di un bambino, il dolore si fa intollerabile. Come la sagoma metallica di un carrozzino d' altri tempi che forse fino a qualche giorno fa ha cullato un neonato e che ora l' esplosione del terremoto ha riempito di legni e calcinacci. Niente di patetico nel sottolinearlo: stupidamente patetico, semmai, è quello che comunemente si chiama destino. Oggetti consueti diventati oggetti sacri. Bisognerebbe raccoglierli uno a uno, con religioso rispetto, e farne un catalogo dettagliato, scientifico, di definizioni puntuali, caratteristiche, colori, forme. Non per conservarli sotto teca per un perverso gusto feticistico ad uso dei posteri, ma per riconsegnarli alla impossibile (oggi, ma domani?) consolazione degli scampati (se ci sono), di quelli che ne furono i possessori o dei parenti, dei congiunti, degli amici. Una scatola accartocciata di metallo, probabilmente della Lindt, doveva contenere cioccolatini svizzeri, doveva stare in una dispensa e la dispensa doveva essere collocata in una cucina dove si addensavano gli odori di chissà quanti pranzi e quante cene consumate in famiglia. Il frammento che contiene un Tutto (maiuscolo) capace di resistere solo nella memoria, certo più straziante della famosa madeleine in cui il Proust adulto ritrovava il dolce sapore dell' infanzia. Ma chi se ne frega, ora, della banalità visionaria dei romanzi. Qui è nostalgia dura, un sentimento che la vulgata ha archiviato tra le sensazioni di cui vergognarsi, sdolcinate, da mezze calzette, ma che in origine era roba da mercenari tosti che soffrivano la lontananza dei loro cari fino a precipitare nella pazzia. Un dizionario di inglese, un volumone blu con la G della Garzanti, rimasto incastonato tra pietre e frammenti di tegole: a chi sarà appartenuto? A un Giulio? A una Marta? (Quanti litigi, la domenica pomeriggio, per convincere Giulio o Marta o Francesco a fare quei benedetti compiti di inglese...). Oppure stava ben allineato nella libreria della sala? O nello studio di papà? E quel cellulare rosa ammaccato e impolverato? A chi mai ha risposto per l' ultima volta? Chi avrà chiamato la sera prima della scossa? E quell' album fotografico, sopra una montagna di detriti, rimasto aperto sull' immagine di una figlia e di una madre che si guardano sorridendo? Dove saranno quella madre e quella figlia? E quale mondo disperso documenteranno quei flash che sembravano felici? Piatti in frantumi, scodelle, una carta da parati divelta, qualcosa che deve essere stata una forchetta, un foglio da lavoro su cui un architetto progettava un appartamentino di 35 metri quadri, frammenti di documenti amministrativi. Quando la quotidianità, con i suoi affetti e le sue certezze (un tempo banali), è perduta, non resta che salvare i pochi oggetti che a quella quotidianità sono appartenuti. Forse un giorno saranno loro a salvare il salvabile. Cioè la memoria di tante vite, di tanti mondi che sembravano inscalfibili e che invece non ci saranno mai più. Sarebbe giusto raccoglierli uno a uno. Potrebbero essere un piccolo riscatto contro il destino.
A nulla giova un'azione esterna compiuta senza amore; invece, qualunque cosa, per quanto piccola e disprezzata essa sia, se fatta con amore, diventa tutta piena di frutti. In verità Iddio non tiene conto dell'azione umana in sé e per sé, ma dei moventi di ciascuno. Opera grandemente colui che agisce con rettitudine; opera lodevolmente colui che si pone al servizio della comunità, più che del suo capriccio. Accade spesso che ci sembri amore ciò che è piuttosto attaccamento carnale; giacché è raro che, sotto le nostre azioni, non ci siano l'inclinazione naturale, il nostro gusto, la speranza di una ricompensa, il desiderio del nostro comodo. Chi ha un amore vero e perfetto non cerca se stesso, in alcuna sua azione, ma desidera solamente che in ogni cosa si realizzi la gloria di Dio. Di nessuno è invidioso colui che non tende al proprio godimento, né vuole personali soddisfazioni, desiderando, al di là di ogni bene, di avere beatitudine in Dio. Costui non attribuisce alcunché di buono a nessuno, ma riporta il bene totalmente a Dio; dal quale ogni cosa procede, come dalla sua fonte e, nel quale, alla fine, tutti i santi godono pace. Oh, chi avesse anche una sola scintilla di vera carità, per certo capirebbe che tutto ciò che è di questa terra è pieno di vanità.
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E un oratore disse: Parlaci della Libertà. E lui rispose: Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto, prostrati, adorare la vostra libertà, Così come gli schiavi si umiliano in lodi davanti al tiranno che li uccide. Sì, al bosco sacro e all'ombra della rocca ho visto che per il più libero di voi la libertà non era che schiavitù e oppressione. E in me il cuore ha sanguinato, poiché sarete liberi solo quando lo stesso desiderio di ricercare la libertà sarà una pratica per voi e finirete di chiamarla un fine e un compimento. In verità sarete liberi quando i vostri giorni non saranno privi di pena e le vostre notti di angoscia e di esigenze. Quando di queste cose sarà circonfusa la vostra vita, allora vi leverete al di sopra di esse nudi e senza vincoli. se non spezzando le catene che all'alba della vostra conoscenza hanno imprigionato l'ora del meriggio? Quella che voi chiamate libertà è la più resistente di queste catene, benché i suoi anelli vi abbaglino scintillando al sole. ciò che vorreste respingere per essere liberi? L'ingiusta legge che vorreste abolire è la stessa che la vostra mano vi ha scritto sulla fronte. Non potete cancellarla bruciando i libri di diritto né lavando la fronte dei vostri giudici, neppure riversandovi sopra le onde del mare. badate prima che il trono eretto dentro di voi sia già stato distrutto. Poiché come può un tiranno governare uomini liberi e fieri, se non per una tirannia e un difetto della loro stessa libertà e del loro orgoglio ? E se volete allontanare un affanno, ricordate che questo affanno non vi è stato imposto, ma voi l'avete scelto. E se volete dissipare un timore, cercatelo in voi e non nella mano di chi questo timore v'incute. In verità, ciò che anelate e temete, che vi ripugna e vi blandisce, ciò che perseguite e ciò che vorreste sfuggire, ognuna di queste cose muove nel vostro essere in un costante e incompiuto abbraccio. Come luci e ombre unite in una stretta, ogni cosa si agita in voi. e quando un'ombra svanisce, la luce che indugia diventa ombra per un'altra luce. E così quando la vostra libertà getta le catene diventa essa stessa la catena di una libertà più grande. |
Uomo del nostro tempo!
Uomo che vivi immerso nel mondo, credendo di padroneggiarlo mentre forse ne sei preda,
Cristo ti libera da ogni schiavitù per lanciarti alla conquista di te,
all'amore costruttivo e proteso al bene;
amore esigente,
che ti fa costruttore, non distruttore del tuo domani, della tua famiglia, del tuo ambiente, della società intera.
Uomo del nostro tempo!
Solo Cristo Risorto può appagare pienamente la tua insopprimibile aspirazione alla libertà!
Dopo le atrocità di due guerre mondiali e di tutte le guerre che, in questi cinquant'anni, spesso in nome di ideologie atee hanno mietuto vittime e seminato odio in tante Nazioni;
dopo gli anni delle dittature che hanno privato l'uomo delle sue libertà fondamentali,
si sono riscoperte le vere dimensioni dello spirito,
quelle che la Chiesa da sempre promuove rivelando in Cristo la vera statura dell'uomo.
Uomo del nostro tempo!
Cristo ti libera dall'egoismo per chiamarti, alla condivisione ed all'impegno alacre e gioioso per gli altri.
Sono stato nel Sahel africano e ho visto la sabbia che sommerge i villaggi, asciuga i pozzi, brucia gli occhi, ischeletrisce i bambini, paralizza le giovani forze, reca disperazione, inedia, malattia e morte.
Morte di fame e di sete.
Uomo di oggi!
Nazioni ricche della civiltà opulenta! non siate indifferenti a tanta tragedia prendete coscienza sempre più viva di aiutare quelle popolazioni che lottano ogni giorno per la sopravvivenza.
Giovanni Paolo II
Gustare il tuo Amore, o Dio, godere della tua grandezza,
sentirmi amato fino a piangere di gioia,
essere pervaso da un fremito in tutto il corpo
nel cibarmi del tuo Corpo, o Signore,
sentire la pelle d'oca nel pensare che sei morto per me,
commuovermi nel pensarti abbandonato e deriso per difendere me,
rimanere senza parole di fronte all'Eucaristia esposta,
pensando che anche Tu non mi rimproveri mai
e te ne stai in attesa che io mi ricordi di te,
desiderare di essere completamente tuo,
di poter dare la mia vita per il Vangelo,
di poter offrire la mia esistenza per la famiglia, i figli, i fratelli,
incurante della stanchezza, del nervoso, della schiena che duole,
del cuore che palpita, degli occhi che si chiudono,
delle umiliazioni che si subiscono,
sperimentare che anche se tutti mi abbandonassero,
tu, mio Dio, mai mi lasceresti solo,
pensare con gioia alla tua Risurrezione,
immaginando quale potrebbe essere la mia,
sentirmi orgoglioso di essere stato scelto da te, Signore.
Ma chi sono io, o Dio? Ma mi conosci?
Lo sai che ti offendo,
che pecco continuamente contro di Te,
che giudico tutto e tutti, che non sono capace di amare,
che faccio tutto pregustando il tornaconto,
che cado sempre negli stessi peccati....
Lo so, sono indegno,
non riesco nemmeno ad alzare il mio capo
per guardare i tuoi occhi pieni di amore per me...
Lo so....perdonami, Signore.
So che mi hai già perdonato, so che mi ami,
so che non guardi i risultati ma le intenzioni,
e questo mi consola e mi affligge....
vedi, vorrei riuscire a farti vedere che ti amo...
come sono presuntuoso!
Tutto questo, Signore, mi fa gioire,
sì, sono felice di essere quello che sono,
sono contentissimo di questa vita assurda che mi fai vivere,
sono entusiasta della tua presenza...
sì, Signore, sono felice perché...
so che ti piaccio così.
Inondami, Signore, nel sangue del tuo capo incoronato di spine
affinché mi possa purificare dai peccati della mia mente.
Lavami con il sangue delle tue dolorose frustrate
per liberarmi da tutti i disordini dei miei sensi.
Fa' che ti aiuti a portare la croce come il Cireneo
per tutti i peccati di orgoglio che ho commesso.
Fa' che la mia lingua taccia come hai fatto davanti ad Erode,
per riparare tutte le mie parole che hanno ferito il prossimo. 
Che io tocchi con timore i fori delle tue sacre mani
per riscattare tutto ciò che non hanno fatto le mie.
Che io tocchi con timore anche i fori dei tuoi piedi
per riscattare l'indifferenza dei miei verso i bisognosi.
Immergimi nella ferita del tuo doloroso costato
affinché ripari con gioia la mia mancanza d'amore.
Tu hai pianto sulle mie indegnità. Io ho pianto sulle Tue piaghe.
Piaghe sopra le mie indegnità. Piaghe sulla mia miseria.
Hai pianto perché non potevi essere realmente miseria come me.
Fa' che il mio pianto sia unito in ogni momento della vita al tuo.